Dal terremoto del Belìce al laboratorio dell’arte contemporanea: Gibellina si trasforma in un’epica di cemento bianco, sale cristallino e visioni che curano le ferite della memoria
Nascosta tra le colline dorate della Valle del Belice, Gibellina Nuova è un’epica di resilienza: dal devastante terremoto del 14-15 gennaio 1968 che inghiottì l’antico borgo, nacque un sogno audace del sindaco Ludovico Corrao, trasformando macerie in un vasto museo a cielo aperto disseminato di capolavori contemporanei.
Giganti come la Porta del Belìce di Pietro Consagra, le sfere misteriose di Arnaldo Pomodoro e la visionaria Montagna di Sale di Mimmo Paladino pulsano di vita tra piazze, bagli e orizzonti infiniti, mentre il Grande Cretto di Alberto Burri – un’immensa cicatrice bianca di 120.000 mq sulle rovine di Gibellina Vecchia – evoca il silenzio del dolore trasfigurato in land art eterna, un labirinto che invita a perdersi tra echi di memoria e sussurri del vento siciliano.
Giovedì 15 gennaio 2026 ha inaugurato ufficialmente “Portami il futuro”, il cuore pulsante del programma di “Gibellina – Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026”, iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e sostenuta dalla Regione Siciliana, dal Comune di Gibellina, dal Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao di Gibellina e dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Andrea Cusumano.
La cerimonia istituzionale è iniziata alle ore 11.30 presso la Sala Agorà del Comune di Gibellina: un momento solenne, alla presenza del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, in cui la parola ufficiale si intreccia con la musica sinfonica e la poesia. L’apertura è affidata all’Orchestra Filarmonica del Sud (FIDES), diretta dal Maestro Antonio Giovanni Bono, che ha eseguito l’inno nazionale e l’ouverture da “La Forza del Destino” di Giuseppe Verdi.
Cuore simbolico della cerimonia sono due contributi video originali realizzati nei luoghi emblematici della città: il “Grande Cretto” di Alberto Burri, accompagnato dalla voce della scrittrice e poeta Marilena Renda, Premio Strega Giovani Poesia 2025, e la “Montagna di Sale” di Mimmo Paladino, scenario della performance musicale del sassofonista jazz Francesco Cafiso.
Un omaggio alla memoria e all’identità artistica di Gibellina, che si accompagna a un momento di raccoglimento e di ricordo del terremoto del Belìce, avvenuto proprio il 15 gennaio 1968.
Sotto l’egida di “Portami il futuro”, finanziato con 1 milione di euro dal MiC, Gibellina diventa laboratorio vivente dell’arte contemporanea: mostre immersive come “Colloqui: Carla Accardi”, residenze per talenti emergenti, performance al Teatro Consagra (rigenerato come Innovation Hub), video-installazioni come “Generazione Sicilia” di Daniele Franzella nella ex Chiesa di Gesù e Maria, e un festival Orestiadi che fonde teatro, musica e land art in un dialogo eterno tra passato e innovazione. Questa proclamazione, decretata nel 2024 dopo un dossier partecipativo della Fondazione MeNO, celebra la Sicilia come culla di creatività sostenibile, coesione sociale e scambi internazionali, con spazi riqualificati per giovani artisti e nuove tecnologie che amplificano l’immaginario italiano nel mondo.
La magia di Gibellina risiede nel suo invito sensoriale: il sale cristallino di Paladino che sfida la gravità, il cemento poetico di Burri che sussurra storie di rinascita, le note jazz di Cafiso che echeggiano tra le sculture – un richiamo irresistibile per chi cerca l’arte che respira, che ferisce e guarisce, intrecciando trekking spirituali, sapori enogastronomici locali e podcast narrativi come “Voci di Sicilia Magica”.

